aGaN design

“Nascere non basta. E’ per rinascere che siamo nati. Ogni giorno.”

Pablo neruda

Tipologia: Ufficio

Location: via E. Cialdini, 6 – Latina

Anno: 2018

Progetto: aGaN design

Realizzazione arredi: Raffaele Dionigi

Foto: Roberto Silvino

Le parole di Pablo Neruda descrivono perfettamente il leitmotiv dell’intero iter progettuale dello studio aGaN design.
Non a caso l’acronimo che sta per “as good as new” rafforza il concetto di rinascita valida non solo per noi esseri umani ma anche per gli oggetti.
Ogni singolo elemento di arredo è stato pensato e progettato sapendo che ad ogni oggetto, ad ogni materiale deve essere concessa una seconda chance; in alcuni casi è stato l’oggetto stesso a suggerire una nuova funzione.
È il caso di un set di mazze da golf di seconda mano viste in rete a suggerire l’idea di una “quinta” incorniciata da una struttura in ferro con saldature a vista, o gli scarti recuperati da un corniciaio utilizzati come rivestimento di un piccolo banco bar dove accogliere i clienti.

Il progetto del tavolo della sala riunioni, la cui luminosità è esaltata dal bianco delle pareti, dal tendaggio e dalle storiche sedute di Charles Eames, nasce dalla volontà di utilizzare contemporaneamente tre materiali fondamentali in architettura: legno, ferro e vetro.
Piatti in ferro pieno e ferri tondi nervati (solitamente utilizzati insieme al calcestruzzo) lasciati di proposito grezzi e con saldature a vista, costituiscono la struttura portante del tavolo al di sopra della quale sono fissati due elementi in castagno massello, lineari alle estremità e con bordo naturale vivo nella parte interna; completa la struttura una lastra di vetro trasparente posizionata al centro del tavolo, chiaro trait d’union tra i materiali.
Le parti in legno massello sono state trattate con tinte naturali e rifinite con tinte ad acqua, l’uso di macchinari elettrici è stato limitato al minimo, questo per far sì che l’impatto ambientale fosse molto basso. Tra le due poltroncine vintage blu, una damigiana è stata trasformata in tavolino mentre le cravatte di mio padre, risalenti agli anni 70, sono sembrate perfette per la confezione (eseguita rigorosamente a mano) di due cuscini. Anche l’impianto stereo rispetta lo stile vintage: amplificatore, radio e giradischi degli anni 70 insieme ad un grammofono (dei primi del ‘900 e perfettamente funzionante) trovano posto su di una parete alle spalle del tavolo.
Completano l’ambiente un mobile indiano arricchito con complementi di arredo dal gusto orientale-zen (a ricordare che la calma è la virtù dei forti!) ed un pouf interamente realizzato a mano. La ruota di un’auto costituisce la struttura portante del pouf che, dopo un lavoro certosino di tappezzeria, è stato ricoperto da quasi 200 pon pon realizzati a mano e fissati uno ad uno. Il bianco delle pareti è interrotto da due installazioni che non vogliono di certo essere intese come opere d’arte ma più semplicemente come esperimenti.
Una cassetta antincendio è stata trasformata in un oggetto dedicato a tutti i romantici ed i sognatori; di contro, l’uomo vitruviano perfetto nella sua struttura e regolato dai principi di armonia, ordine e proporzione tra le sue parti, al giorno d’oggi necessita di una ulteriore impalcatura…….molto spesso farmacologica! L’illuminazione è affidata lampadine Edison che raggiungono vari punti dell’ambiente grazie a cavi di tessuto grigio oppure sorrette da mani di legno snodabile opportunamente fissate al muro.

Il corridoio, da sempre considerato un elemento distributivo e spesso associato ad attività marginali, è stato trasformato in un elemento di unione tra i vari ambienti che risultano direttamente collegati e dipendenti da esso.
La lunghezza è stata accentuata dalla presenza di un mobile risalente agli anni 40 arricchito da radio d’epoca, soprammobili e un quadro proveniente dalla casa dei nonni.
Sulle pareti un vecchio estintore e l’uso di un pennarello acrilico hanno fatto il resto: da un lato, un astronauta si gode la visione dello spazio, dall’altro, sulla trave si propone un tipo di evoluzione darwiniana in netta antitesi con l’essere costantemente “hold on” oggi richiesto.
L’uomo che conclude la catena, impegnato nella lettura di un libro, poggia su di una libreria in ferro sospesa a scomparsa.

Conclude il percorso la stanza di lavoro personale ove si è cercato, da un lato, di esprimere al meglio il concetto del “come nuovo” proposto da aGaN design, dall’altro, di centrare l’obiettivo cui mira ogni architetto: dar vita ad uno spazio che oltre ad essere esteticamente valido (seppur il gusto sia assolutamente relativo) parli di chi lo fruisce.
Una grande scrivania ad L in rovere (rifinita con tinta ad acqua) domina lo spazio; essa è più che altro intesa come un tavolo da lavoro su cui utilizzare il computer e disegnare a mano; una piccola scaffalatura in rovere e tubi idraulici in ferro zincato da 1’, tagliati e assemblati con gli opportuni raccordi, costituiscono la struttura della scrivania.
Lo stesso sistema è usato per la libreria fissata a muro e a pavimento a mezzo di flange in ferro zincato.
L’amore per il ferro grezzo e nervato si evince dalla presenza di una grata fissata a parete che porta il peso di passioni, ricordi, affetti e origini, come il resto dell’ambiente d’altronde. Alle spalle della scrivania la parete bianca è stata trasformata in un murales astratto dai toni vivaci mentre una vecchia bici da bambino è stata utilizzata per la realizzazione di due corpi illuminanti. In ultimo, e non per importanza, all’ingresso della stanza è stato sistemato l’arredo del precedente studio, perché tutto merita una seconda chance e perché non bisogna mai dimenticare da dove si è partiti.